
Sono giorni che Google propone loghi sempre più assurdi, e contrariamente al solito, senza fornire spiegazioni. La mia curiosità cresce proporzionalmente alla mia noia. Infatti in questo momento sono davanti all'ufficio di un professore che dovrebbe ricevermi ma, inspiegabilmente, non c'è.
E così ne approfitto per omaggiare il celebre motore di ricerca fornendovi l'etimologia del suo nome, che appartiene a quella categoria di parole così note che raramente viene in mente di domandarsi cosa significhino.
La spiegazione me l'ha fornita Wikipedia, perchè io, pur essendomi sfidata per un po'a interpretarlo da sola, non ci sarei mai arrivata.
Google deriva dalla parola googol, inventata da un matematico americano (pare però l'abbia coniata suo nipote di 9 anni) per definire il numero composto da un 1 seguito da 100 zeri. Insomma un'esagerazione, un'enormità, una cifra che non servirà mai a misurare qualcosa nella realtà, ma che ci serve a immaginare, per quanto possibile, la differenza tra un numero enorme e l'infinito.
Infinito come la rete, e più o meno quanto le mie probabilità infinitamente piccole, sempre più esigue, di riuscire a parlare con un professore il cui ricevimento scadeva mezz'ora fa, e a cui non si è neppure presentato.
Ma io, tenacemente, aspetto.