Per me è questo il vero capodanno. Non è solo l'inizio dell'anno scolastico, è il momento in cui tutti riprogettiamo la vita dopo il riposo estivo.
Io quest'anno insegno. Non nella scuola pubblica, non lettere, ma insegno. Avrò una classe collettiva di tastiere, in orario pomeridiano, in una scuola media. Ci sarà il registro, il bidello, la campanella, ma questa volta sarò dall'altra parte della cattedra, o meglio, dello strumento.
Inutile dire che la cosa mi spaventa parecchio, ma ho anche molta voglia di mettermi alla prova. E come al solito parto da qui, dalla parola.
Insegnare deriva dal latino *INSIGNARE composto di IN e SIGNARE, che vuol dire scrivere, imprimere, fissare. Imprimere dunque qualcosa ma non sulla carta, su quel formidabile e potenzialmente illimitato archivio che è l'esperienza umana.
In bocca al lupo a me, e buon anno a tutti.
Date un'occhiata al sito della scuola, l'ho fatto io. ;)
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lunedì 8 ottobre 2012
Insegnare
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venerdì 26 novembre 2010
Sollevare
| studenti che manifestano a Torino |
Non certo un atto di presunzione nè un desiderio di isolarsi, ma anzi una disperata richiesta di attenzione. L'attenzione di una società disabituata a volgere lo sguardo verso il basso e tendere la mano a coloro che, per qualche motivo, faticano a sollevarsi con le proprie forze.
Se non guardano in basso, forse, sapranno guardare in alto.
Sollevare è molto semplicemente un composto della particella SUB, cioè sotto, e LEVARE, cioè alzare (a sua volta da LEVIS, leggero).
Mi auguro che questa sollevazione popolare, nel senso più etimologico del termine, aiuti, come dice lo striscione esposto a Torino, a "riportare in alto" l'università italiana.
Proprio lì, sotto quel tetto, mi aspettano ancora due anni di studi. Dopo, per me e per gli altri, verrà l'inizio di un nuovo viaggio, da percorrere sotto un cielo - se è possibile - ancora più incerto.
"Ci volete sotto i ponti, ci vedrete sopra i tetti."
Manifesto della protesta studentesca a Roma.
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giovedì 16 settembre 2010
Precario
Parola molto di moda oggi usata per indicare quelli che, come me, studiano qualcosa che li entusiasma veramente per anni e poi...e poi.
Eeeh.
Poi trovano un lavoro sottopagato a progetto, oppure si avventurano nell'intricata giungla burocratica dell'insegnamento, sperando di ottenere una cattedra quando agli stremati ultrasessantenni attuali verrà concessa la pensione. Oppure si rassegnano a fare un lavoro che non c'entra assolutamente nulla con le cose di cui, per anni, hanno riempito pensieri e quaderni.
Ma mi consolerebbe sapere che il precariato è solo un problema di linguisti e letterati, mentre purtroppo non è così.
Precario deriva dal latino PRAECARIU(M), cioè "ottenuto con preghiere (in latino PREX, PRECIS), concesso per grazia". Niente di più appropriato per l'Italia, patria dei concorsi truccati e delle raccomandazioni, e dove trovare un lavoro dignitoso, al giorno d'oggi, è praticamente un miracolo.
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