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domenica 5 dicembre 2010

Rumenta

L'Italia è invasa di rumenta... immondizia, rifiuti, spazzatura, monnezza. Comunque la chiamiate la sudicia sostanza, ahimè, non cambia. Sarà la mafia che ci guadagna a smaltirla, sarà il nostro scarso senso civico nel riciclarla, saranno le multinazionali che ci costringono a produrne sempre di più, racchiudendo qualunque prodotto in infiniti strati di imballaggio.
Sul problema già molto è stato scritto, e io sono qui, invece, per raccontarvi una storiella esemplare:


Ezio e Patrizia passano le vacanze in un paesino sulle Alpi. Lì hanno una piccola casa con un grande balcone. Stanno passeggiando, e Ezio ogni tanto si ferma, si china a terra, e poi si ritira su.
«Si può sapere che stai facendo?» chiede Patrizia.
«Raccolgo questa roba, è incredibile quante schifezze la gente butta per terra».
«Sì, vabbè, ma mica potrai raccoglierle tutte tu».
«Certo che posso, qui è come se ci fossi nato, è il mio paese, e io lo tengo pulito. Fai conto che mi paghino per farlo, ecco... è come se prendessi cinquanta centesimi a rifiuto. Toh, di oggi mi sono già guadagnato tre euro e mezzo».
Patrizia sorride accondiscendente e continuano a camminare.
Dopo alcuni giorni, Ezio esce di casa con il sacchetto della rumenta da buttare, di mattina presto, prima di andare al bar a leggere il giornale.
Si avvicina al cassonetto, che è vuoto, e a un tratto li vede.
Sul fondo, cinquanta euro. Per lui.

Conosco personalmente Ezio e Patrizia e so con sicurezza le le cose sono andate proprio così.
La nostra parabola è ambientata in Piemonte, e quassù immondizia si dice rumenta, oppure, nell'astigiano, armenta. Mi sono interrogata a lungo sull'etimologia di questa parola e alla fine ho concluso che deriva dal verbo piemontese arman-e, cioè rimanere, dal latino REMANERE (la A iniziale è tipica dei verbi che iniziano per RE- nei dialetti del nord italia, e serve ad agevolare la pronuncia). 
Le due parole in questione traggono origine da dei neutri plurali, e significavano "le cose che restano, ciò che rimane", ovvero i rimasugli, gli avanzi.
È facile, oggi più che mai, dimenticarsi dei rifiuti, ma in compenso è molto, molto difficile disfarsene.
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