sabato 20 novembre 2010

Ricordo

Qualche giorno fa ho fatto un piccolo viaggio, con mio padre, tra le montagne del canavese. Il clima grigio e umido, appena più freddo di quello di pianura, ha fatto sì che i ricordi mi impregnassero lentamente e mi lasciassero, a distanza di giorni, una malinconia dolce e persistente.
Ricordo che ci andavamo ogni anno, con nonna Maria, il primo Novembre, ed era il primo giorno che indossavo il giaccone invernale, che non avrei più tolto per i mesi successivi. I "grandi" mi risparmiavano la visita al cimitero, e avevo modo di girare il piccolo paese, lasciandomi stupire da cose apparentemente insignificanti, come la vetrina della panetteria, quella del negozio di scarpe e quella del negozio di giocattoli. Speravo sempre che da un momento all'altro si mettesse a nevicare.
Poi c'era la casa di Marianin e Antonietta, le anziane cugine di mia nonna, una stanza dal pavimento di legno, con un grande frigorifero ingiallito e una vecchia, vecchissima stufa di ghisa. Ricordo chiaramente il calore di quel piccolo ambiente, i suoni incomprensibili del loro dialetto, il cioccolatino e la banconota spiegazzata che mi infilavano in tasca prima di andare via, l'odore di legna, latte e formaggio. Alle pareti scrostate due diplomi rendevano omaggio al loro mestiere di allevatrici, esercitato in fraterna solitudine per tutta la vita, e poi, accanto a qualche immagine sacra, campeggiava il ritratto di una bellissima donna dagli occhi chiari e il viso dolce e fiero: la loro madre.
Poi si andava al ristorante, dove snobbavo la maggior parte delle piemontesissime portate e dopo si visitava un'altra famiglia, dove un'altra stufa accesa era circondata di persone allegre e gatti sonnecchianti. Lì mia cugina, una bambina magra, che mi pareva vestita troppo leggera per il venticello freddo che pungeva le guance, si faceva rincorrere per i pendii intorno alla cascina mostrandomene i segreti e gli infiniti animali che la abitavano.
E alla fine la partenza che era già buio, carichi di castagne, miele e formaggio (una volta portammo via anche uno dei gatti), e il viaggio in macchina riposante e conciliante, dopo tante emozioni.

Il verbo ricordare, da cui la parola ricordo, deriva dal composto di RE- che indica il ritorno, il ripetersi di un'azione e *CORDARE, da COR, CORDIS, che voleva dire cuore.
Somiglia all'inglese know by heart, sapere a memoria, e al francese apprendre par coeur.
Non mi stupisce che gli antichi considerassero il cuore, anzichè la mente, come sede della memoria. Certe immagini, odori, sapori, suoni del passato sono certa di conservarli proprio lì.

9 commenti:

dariodeseppo ha detto...

Che bella storia e che bella parola. Non reputo assurda a questo punto la connessione tra ricordo e suono, e musica. Ricordare una musica, una canzone a memoria significa conservarla nell'unico posto dove ha senso che stia, e restituirla a nuova vita ogni volta che la si suona. Con buona pace dell'eurocolta scrittura.

barchetta ha detto...

già, il cuore sembra stringersi o espandersi all'infinito, e riesce a farci ricordare sensazioni e momenti che con la mente, dopo un po, diventano solo fotogrammi troppo sconnessi e disordinati :) bel post, ho sorriso...

Enrico ha detto...

Un ricordo vivido che in qualche modo riesco a sentire come mio. E poi vabbé, parlatemi di montagna e io mi commuovo.

Zuccaviolina ha detto...

@Dario: sono perfettamente d'accordo. :)

@Barchetta: è vero... grazie per il tuo commento, anch'io ho sorriso. :)

@Enrico: eheh, so che conosci e ami l'atmosfera della montagna almeno quando me, se non di più. ;)

nagimar ha detto...

ehi piccola che bel post, carico di sensazioni che, seppur provenienti da diverse situazioni, tutti custodiscono al loro interno, ed anche molto ben scritto....eilà che nipote che c'iò!!! (romanesco ma mica so se si scrive così, vuoi fare una ricerchina?? :-) )
ciaoooo

noemi ha detto...

bellissimo post Marta, sono commossa, mi è sembrato di sentire tutti quei profumi, quel clima, quelle voci. grazie! ^^
Noemi

Zuccaviolina ha detto...

@nagimar: eheh è un casino trascrivere il romanesco, un po'come tutti i dialetti! Grazie tippola! ;)

@Noemi: Grazie a te, Noemi! :)

pencil ha detto...

che bel post, scrivi proprio bene. Grazie Marta

Zuccaviolina ha detto...

grazie a te, pencil. :)

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